Con il ritorno a scuola dei bambini, ricominciano i pasti fuori casa, le
merende e le feste di classe con la condivisione di torte, panini e salatini. Per
i bambini celiaci, però, merende e pranzi a scuola, gite e festicciole con i
compagni possono rappresentare un rischio per la salute, oltre che diventare
fonte di preoccupazione e ansia per i genitori. Tanti, infatti, i dubbi di
mamma e papà soprattutto dei piccoli neo-diagnosticati, che si domandano come spiegare
il problema all’insegnante, se il bambino si sentirà diverso dai compagni e cosa
potrebbe succedere se assaggiasse la
merenda di qualcuno? A tranquillizzare tutta la famiglia basta, invece, qualche
accorgimento e un atteggiamento positivo, che permette di affrontare la
situazione con disinvoltura.
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| Foto: Unsplash |
Per prima cosa, dicono gli esperti, è importante informare correttamente il
bambino in merito alla sua condizione: spiegargli che non può mangiare le
merendine dei compagni se contengono glutine e insegnargli, appena è in grado, a
leggere le etichette. Al bambino deve essere
trasmesso un messaggio positivo, trasformando il problema in un’occasione di
crescita e socializzazione. Dopo il primo impatto, infatti, la necessità di
controllare sistematicamente le etichette potrebbe diventare un’opportunità per
responsabilizzare il bambino e abituarlo a un corretto atteggiamento nei
confronti di tutti i prodotti alimentari. E’ bene anche ricordare che
responsabilizzare non significa allarmare: meglio evitare parole come “malattia”
e “problema”, sì invece ad associazioni positive e a un atteggiamento sereno;
magari anche attraverso l’uso di fiabe e canzoni.
Un discorso simile può essere fatto in merito al dialogo con gli insegnanti:
è giusto siano a conoscenza della situazione fin dall’inizio ed è lecito
chiedere di prestare particolare attenzione al bambino, senza però trasmettere eccessiva
apprensione né trasferire completamente il carico di responsabilità. L’insegnante
ha il dovere di monitorare, e il bambino stesso deve essere consapevole dei propri
bisogni e limiti.
In caso il bambino mangi presso una mensa scolastica, i genitori hanno
diritto a richiedere un servizio di ristorazione speciale: sono previste
infatti sostituzioni di alimenti per bambini che lo richiedano per particolari
esigenze cliniche; come spiegato anche nelle linee guida per la ristorazione
scolastica redatto dal Ministero della Salute.
Anche il divieto di scambiare la merenda con i compagni dovrebbe essere
affrontata con serenità. Se la propria merenda è gustosa, non poter assaggiare sempre
quella altrui non costituirà necessariamente motivo di frustrazione; e oggi
esistono molti prodotti senza glutine appetibili, quali biscotti, e merendine senza glutine al ripieno di latte e cioccolato. Meglio quindi guidare il bambino allo sviluppo di una generosità
positiva e consapevole: anche se lo scambio di merende e gli assaggi sono
vietati, non esistono controindicazione ad offrire.
Infine, le festicciole possono diventare un’occasione per ribaltare una
problematica trasformandola in un’esperienza positiva: oltre a portare prodotti
appositi, può essere piacevole mettersi d’accordo e approfondire la conoscenza
con altre mamme ripartendo la preparazione di altri stuzzichini senza glutine:
invece di un motivo di isolamento, l’intolleranza diventerà così occasione di
dialogo e relazione. Per una guida a tutti agli alimenti senza glutine, è
sufficiente consultare la guida molto intuitiva fornita dall’Aic.
Per quanto riguarda le gite fuori porta valgono i medesimi suggerimenti: in
caso di pasti al ristorante, sarà compito della maestra, giustamente
sollecitata dai genitori, organizzarsi per sostare in luoghi che offrano anche
menù senza glutine. Un aiuto nella pianificazione può venire dal sito (o dall’App)
GlutenfreeRoads.com che consente di rintracciare hotel e locali gluten-free nei dintorni
della zona desiderata. Se invece il pranzo è al sacco, ciascun bambino può portare
il proprio e non mancano prodotti adatti allo scopo.
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