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lunedì 18 maggio 2015

Test intolleranze alimentari e infiammazione da cibo


Negli ultimi anni è aumentata l’insorgenza di numerose intolleranze alimentari. Ne è colpito, infatti, circa il 2-4% della popolazione generale, con maggiore incidenza nella età pediatrica dove è interessato il 6-8% dei lattanti e il 3-5% dei bambini fino agli 8 anni circa. L'argomento, però, è molto delicato, al pari dei test per individuare l'intolleranza o infiammazione da cibo.

Quali sono i motivi che hanno reso così delicato questo argomento? 

Prima di tutto la sottile differenza che esiste tra allergia ed intolleranza. Infatti, mentre in un'allergia c'è una reazione immediata ad un alimento, polline, o altro, in una intolleranza invece c'è una reazione avversa ritardata, di conseguenza essa alle volte può presentarsi in presenza di determinati alimenti, altre volte no, rendendone difficile quindi l'individuazione e la gestione.







Qual era il problema con i test per intolleranze di vecchia generazione?

  • Una lista di alimenti scollegati tra loro che poco ci permettevano di capire eventuali contaminazioni crociate.
  • Un'esclusione totale dalla dieta di tali alimenti proposta anche per periodi lunghissimi fino a quattro mesi.
  • Nessun programma di reinserimento guidato, o quasi mai.

Un primo grande passo in avanti è stato fatto nel luglio del 2010 quando un gruppo di gastroenterologi norvegesi ha pubblicato su alimentary pharmacology and terapeutics uno studio che mette in correlazione il cibo con la produzione di citochine e sostanze infiammatori che provocano tutta la sequenza di sintomi malattie e disturbi messi precedentemente in relazione con le cosiddette intolleranze alimentari.
In passato si è cercato tanto di trovare il singolo anticorpo che attaccava il cibo e cercando così nelle IgE, quelle che danno risposta per le allergie, le cause delle intolleranze alimentari, oggi  si è capito che le reazioni alimentari sono vere e proprie infiammazioni dell'intestino. 
Poter misurare l'entità di tale infiammazione attraverso il Baff e Paff, le due citochine individuate da Finkelman e Lied, da' la possibilità di seguire individualmente un percorso terapeutico che riabilita alla tolleranza alimentare.


Qual è la caratteristica dell'infiammazione da cibo? 

In particolare è che essa da' una reazione a bassa intensità, in pratica spesso è dovuta alla sola attivazione delle reazioni difensive dell'organismo, cioè solo di quei recettori che svolgono nell'organismo la funzione di segnalare un pericolo, come ad esempio il superamento di un livello di soglia dell'assunzione alimentare ripetuta, manifestando la reazione infiammatoria come una luce di emergenza che suggerisce il cambiamento del comportamento alimentare.
Se accade che questo allarme viene trascurato, possono svilupparsi anche delle vere proprie malattie, sono alcuni esempi il lupus eritematoso sistemico o l'artrite reumatoide, ma molto più frequenti e meno gravi si manifestano tendenze ad ingrassare o colite.
Possiamo considerare l'infiammazione come il modo in cui l'organismo risponde alle sollecitazioni esterne negative, le infezioni, l'inquinamento, lo stress, la carenza di sonno, un'alimentazione scorretta e molto altro ancora. Tutti questi fattori agiscono sul nostro organismo come tante fiamme così che si scaldano come in una pentola a pressione. Chi in una situazione del genere cerca di risolvere il problema attraverso dei farmaci che agiscono sul sintomo e non sulla causa è come se tentasse semplicemente di raffreddare la pentola a pressione dall'esterno lasciando però accese le fiamme  che la riscaldano.

Oggi fortunatamente si può avere un approccio completamente diverso a questa situazione, che non è più vista come una malattia, ma anzi come un segnale positivo che ci dà la possibilità di modificare quei comportamenti che possono diventare potenzialmente dannosi per l'organismo.


C'è da cambiare l'alimentazione? Lo stile di vita? dormire di più? Concedersi più tempo per sé, per parlare con il proprio partner e con i propri figli? 

Bisogna riconoscere i segnali e mettere in pratica i cambiamenti necessari, ed un pò alla volta tutti questi campanelli di allarme e tutti i disagi ad essi collegati scompaiono.

Un obiettivo per la salute è quello di ricreare la tolleranza immunologica quando è stata persa. Imparare a mangiare in modo sano e senza restrizioni è fondamentale. Bisogna ricordare che nasciamo tutti intolleranti a tutti gli alimenti e che è attraverso uno svezzamento controllato che riusciamo a creare una buona tolleranza alimentare. Anche per l'adulto quindi attraverso una micro introduzione degli alimenti che causano l'intolleranza si può arrivare ad un recupero di essa in modo attivo. Tutti quindi nasciamo allergici ed intolleranti a tutto, solo il controllo attivo fa la differenza tra chi mantiene la tolleranza, il sano e chi la perde e diventa allergico o intollerante.


Il passaggio fondamentale nella comprensione di questo percorso è stato passare dalla ricerca quindi di una singola sostanza responsabile di tutta la sintomatologia a quello invece di un raggruppamento di sostanze alimentari simili dal punto di vista immunologico. Non più quindi reazioni IgE mediate, ma IgG mediate. Le reazioni IgG mediate derivano dalla somma di infiammazioni  prodotte dalle diverse citochine.

Anche su questo è stato un gruppo norvegese a presentare nel 2012 un lavoro che mette in correlazione l'aumento delle IgG in corrispondenza di una dieta sistematica. In pratica esse aumentano per segnalare l'eccessiva assunzione di alimenti di un certo gruppo alimentare e la risposta è di tipo individuale, ciò significa che esse diventano il mezzo attraverso cui capire come viene gestita la presenza di un grande gruppo alimentare di riferimento nell'organismo.


L'esistenza di grandi gruppi alimentari ed il loro significato è stata documentata in un lavoro di analisi statistiche effettuate da un gruppo italiano, lo staff medico di Eurosalus, che la presentarono il 7 febbraio 2013 al congresso di Nizza della European Academy of Allergy and Clinical Immunology. Sono stati studiati più di 5000 soggetti ed è stata valutata la correlazione tra i vari alimenti, arrivando così a classificare dei raggruppamenti molto precisi. 
Sono cinque grandi gruppi alimentari individuati, latte, limiti, nichel, frumento e glutine ed anche il sale ed i salicilati.

La conoscenza dei grandi gruppi alimentari consente di applicare delle efficaci diete di rotazione di reintroduzione che consentono di effettuare un vero e proprio svezzamento dell'adulto che permette di recuperare una tolleranza verso i cibi notevole, consentendo di mangiare di nuovo in modo vario e piacevole.



Una valida dieta di rotazione prevede di mangiare liberamente gli alimenti verso i quali si sviluppa una reazione immunologica, ma a questa giornata devono puoi seguirne almeno due o tre in cui non c'è nemmeno una piccola presenza di essi.  A seconda dei casi e della gravità esistono vari protocolli che si possono applicare per il recupero della tolleranza. Dopo una fase di rotazione si  può valutare la regressione della sintomatologia, la riduzione della presenza delle citochine infiammatorie ed eventualmente eseguire un'introduzione di maggiore frequenza. Alla fine del percorso, quando la tolleranza è stata recuperata sarà sufficiente, avere una sola giornata a settimana in cui si escludono gli alimenti "sensibili", garantendo una fase di mantenimento serena.

Un valido aiuto possono darlo anche alcuni integratori che contribuiscono a ridurre l'infiammazione, come l'olio di Perillo e l'olio di ribes nero, la curcuma, l'inositolo, molti probiotici e sostanze enzimatiche adatti a migliorare la digestione degli agenti alimentari.

Uno dei migliori test per intolleranze alimentari che lavora in questa maniera è  il Recaller  Programm, guidato dal Dottor Attilio Speciani. 
Parte dalla misurazione delle citochine infiammatorie Baff e Paff per valutare la presenza di infiammazione da cibo, passa poi a valutare la reazione IgG mediata verso i grandi gruppi alimentari. In seguito valuta se c'è stata in passato una reazione avversa verso uno dei grandi gruppi o verso singoli alimenti.


A questo punto viene fornito una spiegazione dettagliata dei grandi gruppi alimentari di interesse ed una lista precisa di tutti gli alimenti che scatena la reazione e di tutti quelli che non lo fanno. 
A seconda della gravità della situazione viene proposto un protocollo di reinserimento degli alimenti con una rotazione settimanale che non parte mai da un'esclusione totale in quanto essa potrebbe solo accentuare l'aumento della reazione avversa.
Questo approccio è di grande supporto anche per il nutrizionista che segue un paziente, il quale dovrà sviluppare un programma nutrizionale che rispetti le rotazioni, e che fornisca le giuste alternative nelle giornate in cui non sarà possibile mangiare alcuni alimenti.
Non è più quindi una lista di alimenti da eliminare totalmente per 24 o simili, ma un vero e proprio programma di recupero e riabilitazione alla tolleranza. La bravura del nutrizionista sarà quella di rendere tale programma semplice e comodo nonché gradevole al palato del paziente.

Vi lascio di seguito anche l'intervista che mi hanno fatto in occasione del seminario sulle Intolleranze Alimentari ed Alimentazione Consapevole che ho tenuto al Vomero lo scorso 14 maggio 2015:




Se vuoi prenotare un test per le intolleranze alimentari in uno dei miei due studi di Napoli (Chiaia o Vomero), contattami su info@dietabianchini.com  o al 3496188000.

1 commento:

  1. Mio figlio ha sempre diarrea, credo di origine ansiosa... Gli esami sono nella norma, abbiamo eliminato i latticini. Ha preso tutti i tipi di fermenti lattici, ma sembra che nulla possa essere utile. Grazie.

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