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lunedì 16 febbraio 2015

Benefici dello sci


“Sciare è uno sport che fa bene al corpo e alla mente, generando benefici in termini di benessere e di umore” – è questo in sintesi quanto emerge dagli studi scientifici più recenti, pubblicati dall’Università di Salisburgo. 






La scienza lo dimostra
Il tema era già stato analizzato nello studio clinico-scientifico AMAS (Austrian Moderate Altitude Study), pubblicato nel 2000 dal professor Egon Humpeler dell’Università di Innsbruck, che dimostrava scientificamente i benefici di un soggiorno in montagna, a quote moderate tra i 1400 e 2000 metri di quota. A oltre 10 anni di distanza, sono emersi nuovi elementi, analizzando la disciplina dello sci e i suoi effetti sulla salute. E i risultati sono a dir poco strabilianti: lo sci è un importante fattore di benessere che influenza positivamente corpo e mente, rivelandosi una vera e propria panacea.


Lo sci è un fattore di benessere
Infatti, lo studio SASES dell’Istituto di scienze sportive e motorie dell’Università di Salisburgo, pubblicato nell’agosto 2011 sullo “Scandinavian Journal of medicine and science in sports”, attribuisce allo sci, se praticato con una certa regolarità, innanzitutto la capacità di influenzare in maniera positiva i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e per l’Alzheimer. Nelle persone testate è calato infatti il livello di colesterolemia, l’ipertensione si è attenuata, il peso in eccesso è calato grazie ad un aumentato consumo calorico. Inoltre, come già dimostrato dallo studio AMAS del 2000, trattenersi per più giorni ad una quota anche solo moderatamente alta, agisce sul quadro ematico generale. Le condizioni di ossigenazione alterate innescano un meccanismo di aumentata produzione di globuli rossi e di emoglobina nel sangue. Ciò velocizza il rinnovamento del sangue e migliora il rifornimento di ossigeno nei tessuti. 


Sciare allena muscoli e cuore
Le analisi svolte sulle piste delle Dolomiti hanno evidenziato, che la maggior parte di chi pratica lo sci, si muove in un range che varia tra il 60-80% della propria frequenza cardiaca massima (HFmax) in termini medico-sportivi. Secondo l’ente mondiale per la sanità WHO, questo intervallo di frequenza è proprio quello che più aiuta a mantenere in allenamento e in salute il proprio apparato cardio-circolatorio. E ciò non solo durante la sciata in se – oltre il 40% delle persone testate mantiene una frequenza cardiaca entro questo intervallo anche durante la seguente corsa in seggiovia o cabinovia, sottoponendo il cuore ad un vero e proprio allenamento prolungato. 
L’alternanza tra frequenze cardiache più elevate e fasi di normalizzazione dà vita ad un allenamento intervallato, molto efficace nell’aumentare lo stato di forma fisica e della resistenza alla fatica. Inoltre, il tutto favorisce l’aumento della tonicità e della massa muscolare, il che, a sua volta, protegge le articolazioni e sostiene l’apparato legamentoso delle stesse.

Effetti positivi anche su piste facili
In termini di piste, lo studio SASES di Salisburgo ha analizzato anche l’influenza che può avere la tipologia ti pista. Chi frequenta piste facili (le blu ad esempio) mantiene relativamente bassa la frequenza cardiaca, grazie alla minore sollecitazione muscolare e al ridotto stato di ansia da ripido. In questo caso l’organismo brucia prevalentemente grassi, si allena la resistenza e la fase di recupero/riposo è più immediata. Piste più difficili, dove la pendenza e la velocità più sostenuta richiedono più impegno muscolare nelle curve e aumentano l’ansia, l’allenamento è più orientato sulla forza, con conseguente aumento della frequenza cardiaca. La fonte di energia in questo caso sono in prevalenza i carboidrati e non va tralasciata l’assunzione di liquidi. La maggior differenza tra la frequenza cardiaca sotto sforzo e quella a riposo (molto importante) inducono gli effetti positivi di un allenamento intervallato. Essendo lo sci uno sport dai movimenti complessi, la pratica regolare aumenta le capacità del soggetto in termini di coordinazione motoria – e anche questo si ripercuote positivamente su molti altri aspetti legati alla salute.

Un respiro di sollievo
Dal punto di vista respiratorio, il fatto che lo sci viene praticato a partire da una certa quota, aiuta molte persone affette da malattie come la rinite allergica o l’asma bronchiale. Più si sale, più l’aria è  libera da agenti che possono indurre problemi all’apparato respiratorio.
Già lo studio AMAS 2000 riportava responsi clinici in questi termini.


Sciare mette di buon umore
Ed infine, c’è anche l’aspetto psicologico e mentale dello sci. Infatti, un ramo dello studio SASES si è occupato dell’umore delle persone testate. Tutti i benefici fisici che derivano dalla pratica dello sci e dal potersi intrattenere all’aria aperta, in montagna, in mezzo alla natura, influenzano positivamente anche lo stato d’animo. La quasi totalità del campione ha dichiarato di vivere uno stato mentale molto positivo durante e dopo le sciate, dichiarando di sentire la stanchezza in modo marginale.

Il “Wellbeing Factor” di Dolomiti Superski
Per misurare gli aspetti benefici e salutari dello sci, il comprensorio sciistico più grande al mondo, sempre aperto a nuove tecnologie applicabili a diversi servizi per la clientela, ha studiato un indicatore di benessere legato alla prestazione sciistica del singolo utente.
All’interno del già noto e molto apprezzato “Performance Check”, che consente di visualizzare quotidianamente il numero di impianti utilizzati, i km di pista percorsi e i metri di dislivello superati sugli sci durante una giornata sugli sci nel Dolomiti Superski, vengono visualizzati cinque possibili livelli di benessere, che possono essere raggiunti dallo sciatore, a seconda del numero di metri di dislivello superati. I valori adottati si basano su raccomandazioni della WHO e sullo studio clinico Hambrecht et al., Ornish et al.: partendo da un range di consumo calorico generale settimanale predefinito, il tutto viene convertito in metri di dislivello (hm) da percorrere sugli sci. 

Ne risultano così le seguenti cinque categorie:
1) meno di 7.700 hm superati nell’arco di 6 giorni sulle piste hanno solo un debole effetto positivo sul benessere dello sciatore, 
2) tra 7.700-11.000 hm superati sciando nell’arco di 6 giorni consecutivi, si hanno già buoni effetti sul benessere, 
3) tra 11.000-19.000 hm percorsi sulle piste in 6 giorni è il livello ottimale con il maggior beneficio in termini di benessere per chi scia, ed infine 
4) tra 19.000-23.000 hm percorsi in 6 giorni di sci sono super-ottimali, per i quali si consiglia un regime di allenamento controllato per persone molto allenate, 
5) oltre i 23.000 hm la prestazione equivale a sovraffaticamento, che andrebbe evitato. I valori per la singola giornata sci si hanno, dividendo per 6 i valori settimanali. 

Il “Wellbeing Factor” dello sciatore viene visualizzato con l’apposito simbolo, all’interno del proprio “Performance Check. La feature “Wellbeing Factor” si basa su dati medi e si riferisce ad un soggetto maschio mediamente in forma, dal peso di 70 kg, che scia ad un’intensità fisica media su pista di media difficoltà (rossa), e rispettivamente ad un soggetto femmina mediamente in forma, del peso di 50 kg, che scia ad un’intensità fisica media su pista di media difficoltà (rossa).

VEDI ANCHE: LA DIETA DELLO SCIATORE

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