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mercoledì 3 settembre 2014

Sindrome metabolica da rivedere


La sindrome metabolica è un disordine metabolico complesso sempre in aumento, al pari dell’obesità, che colpisce circa il 30% degli adulti  in Europa  e negli Stati Uniti, come si sottolinea in una revisione proposta da due ricercatori italiani. Come sottolineano gli autori, in una meta-analisi che ha valutato il rischio cardiovascolare associato nella terza definizione del Cholesterol Education Program Nazionale, in 951.083 pazienti, la sindrome metabolica è stata associata con un aumento del doppio del rischio di malattia coronarica, malattia cerebrovascolare, malattie cardiovascolare letali e malattie cardiovascolari non letali.




E non è tutto! Il rischio di mortalità per qualsiasi causa aumenta di 1,5 volte in presenza di una sindrome metabolica. In questo contesto, vanno riveduti tutti o quasi tutti i potenziali componenti della sindrome metabolica, che è associata a un danno d'organo, sia a livello cardiaco, sia a livello vascolare. Dunque, rispetto alla definizione standard della sindrome metabolica, sulla base della presenza di tre dei cinque componenti metabolici alterati, bisogna rivedere le priorità. Inoltre, nella stessa meta-analisi, si conferma il ruolo centrale della misura circonferenza della vita come la principale componente associata a un precoce danno d'organo, e tale misura può essere considerata come il fenotipo clinico della insulino-resistenza.


Questi dati sono importanti, affermano gli autori, perché sottolineano la necessità di una ulteriore definizione della sindrome metabolica sulla base delle sue principali caratteristiche cliniche (insulino-resistenza/obesità centrale) allo scopo di correggere i molteplici fattori associati (ipertensione lieve, dislipidemia aterogenica) e di identificare, chiaramente, le persone che necessitano di un approccio diagnostico e terapeutico più aggressivo. In pratica, nel paziente obeso di media età che non risponde ai vari trattamenti dietetici restrittivi, oltre a pianificare la dieta, è necessario vigilare sulla presenza di eventuali alterazioni dei parametri metabolici che lo espongono a rischi cardiovascolari maggiori.

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