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lunedì 21 luglio 2014

Diabete: le nuove linee guida


La SID (la società italiana di diabetologia) e la AMD (Associazione Medici Diabetologi) hanno di recente redatto le nuove linee guida per la gestione del diabete mellito.
Secondo Simona Frontoni, coordinatrice degli Standard per SID (insieme alla dottoressa Tina Lapolla) e Responsabile UOC Endocrinologia e Diabetologia dell’Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma, questa rivisitazione degli standard di trattamento del diabete mellito è nata dalla volontà di creare delle linee guida, che fossero adeguate alla realtà italiana e che si discostassero dalle linee guida americane, che fanno riferimento a stili di vita lontani dai nostri.








Secondo queste nuove linee guida, viene innanzitutto raccomandato che le persone affette da alterazioni glicemiche o diabete, debbano essere trattate con un piano dietetico personalizzato da un dietologo o da un dietista, esperti in terapia medica nutrizionale (MNT, medical nutrition therapy) del diabete, al fine di raggiungere gli obiettivi terapeutici.

Il piano di trattamento prevede un approccio multispecialistico per integrare la terapia medica nutrizionale (MNT) in un programma terapeutico che deve tenere in considerazione le esigenze personali, la disponibilità ai cambiamenti, i target metabolici, il tipo di diabete e trattamento ipoglicemizzante, il livello di attività fisica e lo stile di vita. 
Nella prevenzione primaria le persone ad alto rischio di diabete vanno incoraggiate all’introduzione di un’alimentazione ricca di fibre provenienti da ortaggi, frutta e cereali non raffinati e povera di grassi di origine animale (insomma, la dieta mediterranea di cui tanto vi parlo).


Qualora il soggetto affetto da diabete mellito fosse anche in sovrappeso, è necessaria una modifica dello stile di vita, che includa una riduzione dell’apporto calorico e un aumento dell’attività fisica, al fine di ottenere un calo ponderale lento ma progressivo.


I vegetali, i legumi, la frutta e i cereali integrali devono far parte integrante della dieta dei pazienti con diabete tipo 1 e tipo 2. Quando l’apporto dei carboidrati è al limite superiore delle raccomandazioni, è particolarmente importante consigliare cibi ricchi in fibre e con basso indice glicemico. Al momento non esistono evidenze per suggerire l’uso di diete a basso contenuto di carboidrati (ovvero con una restrizione al di sotto dei 130 g/die) nelle persone con il diabete.

L’indice glicemico deve essere considerato nella scelta degli alimenti. Una dieta a basso indice glicemico può, infatti, determinare un miglioramento del controllo glicemico, riducendo anche il rischio di ipoglicemia. Al momento non è possibile raccomandare, nelle persone con diabete, diete ad alto contenuto proteico per favorire il calo ponderale. L’effetto, nel lungo periodo, di una dieta con un contenuto protidico >20% negli individui con diabete non è noto.


L’apporto giornaliero di grassi saturi deve essere inferiore al 10%, da ridurre a < 8% se LDL elevato. L’uso di acidi grassi trans deve essere drasticamente ridotto. L’apporto di grassi deve contribuire per il 20-35% dell’energia totale giornaliera, con un quantitativo di colesterolo non superiore a 300 mg/die, da ridurre a 200 mg/die in presenza di valori plasmatici elevati. 
E' raccomandata l'introduzione di almeno 2 porzioni alla settimana di pesce, preferibilmente azzurro, poiché fornisce acidi grassi omega-3 polinsaturi.


E' stato riscontrato, inoltre, che un’introduzione moderata di alcol fino a 10 g/die nelle donne (una porzione) e 20 g/die negli uomini (due porzioni) non ha effetti sulla glicemia ed è accettabile se il paziente desidera bere alcolici. Tuttavia l’assunzione di alcol dovrebbe essere molto limitata nei soggetti obesi o con ipertrigliceridemia e sconsigliata nelle donne in gravidanza e nei pazienti con passato di pancreatite. 
E' possibile, inoltre, usare i dolcificanti acalorici non nutritivi, purchè in quantità giornaliere moderate.

Bisogna inoltre consumare abitualmente cibi ricchi di antiossidanti, microelementi e altre vitamine. Per questo, nelle persone con diabete, deve essere promossa l’introduzione giornaliera di frutta e verdura. Al contrario la supplementazione routinaria con antiossidanti come la vitamina E, C e Beta-carotene non è consigliata in assenza di prove di efficacia e sicurezza a lungo termine. Non esistono evidenze per raccomandare l’uso di alimenti “dietetici” per diabetici.



La terapia medica nutrizionale è parte integrante del trattamento e dell’auto-gestione del diabete ed è raccomandata per tutte le persone con diabete tipo 1 e diabete tipo 2, come componente efficace del piano di trattamento globale della malattia, con l’obiettivo di mantenere o migliorare la qualità di vita, il benessere fisiologico e nutrizionale e prevenire e curare le complicanze acute e a lungo termine e le patologie associate.

La terapia medica nutrizionale dovrebbe comportare una valutazione dello stato di nutrizione, degli interventi e il monitoraggio e il follow-up a lungo termine per sostenere i cambiamenti di stile di vita e per aggiustare il trattamento. La terapia nutrizionale può migliorare il controllo glicemico e, se utilizzata con altri componenti della cura del diabete, è in grado di migliorare ulteriormente i risultati clinici e metabolici con conseguente riduzione dei tassi di ospedalizzazione.


Dato che da recenti stime il BMI e il controllo del peso nella popolazione, appaiono peggiorati, confermando la difficoltà nella pratica clinica quotidiana, di un efficace intervento sul sovrappeso e sull’obesità, la SID ha condotto indagini in alcuni centri ambulatoriali per il trattamento del diabete, e i dati hanno dimostrato che l’adesione alle raccomandazioni nutrizionali nei pazienti di tali centri è abbastanza inadeguata sia in termini di apporto energetico, in quanto troppo eccessivo,  che di composizione della dieta, in particolare per quanto riguarda l’apporto di grassi saturi e di fibre vegetali.

In proposito, sia una dieta a basso contenuto di grassi e calorie che una dieta a basso contenuto di carboidrati, o una dieta mediterranea naturalmente ricca in fibre vegetali hanno dimostrato di essere efficaci nel determinare una diminuzione ponderale a breve termine, equivalente fino a 2 anni. Mentre a 6 mesi le diete a basso contenuto di carboidrati sembrano vantaggiose rispetto a quelle povere di grassi per quanto riguarda i livelli di trigliceridi e HDL; tuttavia è importante sottolineare che nelle diete a basso contenuto di carboidrati si osservano valori più elevati di colesterolo LDL.


È stato dimostrato che un intervento multifattoriale intensivo sullo stile di vita comprendente un’alimentazione ipocalorica e povera in grassi che porti a un calo ponderale del 7% a 6 mesi e a un dimagrimento del 5% a 3 anni si associa, nella popolazione a rischio, a una riduzione di incidenza di nuovi casi di diabete del 58%. E ancora, si è visto che l’aderenza a un modello alimentare mediterraneo, in assenza di calo ponderale, riduce l’incidenza del diabete del 52% rispetto a una dieta povera di grassi.

Infine, ma non per ultimo, nel giugno 2013 un summit internazionale ha chiarito i benefici e l’impiego dell’indice glicemico, del carico glicemico e della relativa risposta glicemica. Gli esperti si sono trovati d’accordo nel ribadire che la qualità dei carboidrati (misurata dall’Indice Glicemico o IG) sia fondamentale, e che i carboidrati presenti nei diversi cibi condizionano in modo diverso la glicemia postprandiale, con importanti ripercussioni sulla salute.  Pertanto, a conclusione della ricerca, raccomandano  l’inclusione dell’Indice Glicemico e del Carico Glicemico nelle linee-guida dietetiche nazionali così come nelle tabelle di composizione degli alimenti.

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