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lunedì 16 giugno 2014

Testimonianze sui benefici dell'aloe dalla comunità scientifica



Era da un pò che volevamo parlarne, ma tra impegni vari abbiamo sempre rinviato.
Il dott. Costantino Mazzanobile, che abbiamo intervistato per voi io mese scorso, ci ha consegnato questa importante testimonianza da parte della comunità scientifica sui benefici dell'aloe arborescens come rimedio per il cancro





Il brevetto è del 1 giugno 2000 a nome dell’Università di Padova, consacrato con la pubblicazione di un articolo, su Cancer Research. Alle spalle tre anni di lavoro, davanti altrettanto tempo e altrettanta fatica. 

Nota anche come pianta miracolosa o dell’immortalità, l’aloe è finita all’attenzione di un gruppo scientifico coordinato dal direttore dell’Istituto di Microbiologia, il Professore Giorgio Palù e di cui fanno parte anche il Professore Modesto Carli, noto oncologo pediatra e la Dottoressa  Teresa Pecere specializzata in Scienze Naturali e ricercatore in Biologia Molecolare. Il gruppo comincia a lavorare, e il suo “PROVIAMO” ha le basi  in quel che dice la medicina popolare: il fatto che una pianta Aloe  arborescens, Aloe vera curi i tumori. Nella pianta i ricercatori trovano una molecola. E’ piatta, ha tre anelli, i ricercatori sanno che in natura ogni molecola ha un ricettore, insomma serve a qualcosa.


Visto che la medicina popolare dice che la pianta cura i tumori, i ricercatori si armano di microscopi, provette e topi nudi (privati del sistema immunitario) e cominciano a studiare.
Scelgono su quali tumori provare.
Ai topi vengono inserite cellule di neoblastoma o di altri tumori della stessa famiglia. Le si lascia replicare, poi si inocula la molecola di aloe: il risultato è sorprendente, la molecola della pianta miracolosa non tocca niente e nessuno intorno, ma disintegra la cellula tumorale: vuole dire che non è tossica se non per il peggiore nemico, il cancro.

La seconda fase è in vitro: le cellule da sottoporre all’attacco della molecola vengono prelevate direttamente dal paziente. E anche qui, non c’e’ via di scampo, il Professore Palu spiega: che la molecola vegetale si incunea nella cellula tumorale, ignorando tutte le altre è la distrugge in tempi rapidissimi: negli esperimenti, cicli di cinque giorni hanno dato esiti pressoché
definitivi.


Tutte le altre cellule vengono risparmiate dalla molecola. La Dottoressa Pecere, ricorda che questa è la filosofia mondiale di ricerca: “Una cura per ogni malattia” .
L’oncologo Carli è ottimista prevede meno di cinque anni per avere il farmaco sperimentato in corsia: ritiene possibile un uso importante della molecola, vista l’assenza  di tossicità, contro le recidive, e un utilizzo anche nella cosiddetta pulizia del midollo prima dei trapianti in caso di leucemie. L’aloe gioca un ruolo chiave su molti livelli diversi nell’aumentare le difese immunitarie. Come le attività biologiche dell’acemannano derivato dall’aloe sono state chiarite, è stato dimostrato che ha un potere straordinario a normalizzare tutti questi processi dannosi e perciò contribuisce in modo determinante, all’accrescimento delle funzioni del sistema immunitario.
A livello intestinale l’acemannano, funziona come un efficace agente antinfiammatorio che neutralizza molti degli enzimi responsabili del danneggiamento della parete della mucosa. L’acemannano ha proprietà dirette che uccidono virus,batteri e funghi che possono aiutare a controllare la crescita eccessiva di candida così che la normale flora batterica gastrointestinale può essere ripristinata. Il mucopolisaccaride acemannano stimola anche la mobilità intestinale, aiutando a muovere proteine allergeniche dall’intestino tenue e nel colon: tutti questi processi aiutano a normalizzare la struttura e funzione della parete gastrointestinale e perciò fermano il ciclo vizioso del danneggiamento del sistema immunitario.


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