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lunedì 17 febbraio 2014

L'IQD la formula del pasto perfetto per dimagrire


Secondo una recente ricerca realizzata da un gruppo di ricercatori dell'università Sapienza di Roma, per perdere peso e mantenersi in forma non bisogna bandire i cibi calorici dal menù, perché con 2.000 calorie al giorno si può essere obesi, oppure magri. 
Dipende dall'IQD, un rapporto che permette di individuare se i cibi che si mangiano faranno o no ingrassare, a prescindere dalle calorie che contengono. Secondo i ricercatori, per mantenersi in linea la qualità di ciò che si mangia è più importante del conteggio energetico dei vari nutrienti. In altre parole, più di quanto c'era dentro il piatto conta che cosa c'era. 





L'idea è quella di abbinare gli alimenti in modo tale dare vita a un 'menù perfetto'. Secondo i ricercatori, ci sono cibi ad alto rischio e che portano a ingrassare velocemente, come glicidi, carboidrati, alcuni tipi di formaggi, zuccheri e grassi saturi ma anche alimenti che, affiancati ai primi, possono compensarne i danni, come fibre, verdure e cereali integrali. L'IQD si ottiene moltiplicando l'apporto di glicidi (carboidrati e zuccheri non integrali) per quello di acidi grassi saturi, e dividendo il risultato per l'introito di fibre (cereali integrali, vegetali, frutta). Insomma le porzioni di cibi meno salutari vengono in parte 'neutralizzate' da quelli più leggeri e sani. Per arrivare alla 'formula del pasto perfetto', gli studiosi hanno confrontato i diari alimentari di 120 persone con stili alimentari molto diversi (30 vegani, 30 latto-ovo-vegetariani, 30 magri onnivori e 30 obesi onnivori), ma che assumevano quantità caloriche sovrapponibili (vegani circa 1.970 calorie al giorno con indice di massa corporea-Bmi 23,6; latto-ovo-vegetariani 2.174 calorie con Bmi 22,9; magri onnivori 2.020 calorie con Bmi 23,69; obesi onnivori 2.140 calorie con Bmi 37,9) e facevano più o meno la stessa quantità di esercizio fisico.




"A parità di calorie assunte ogni giorno da vegani, vegetariani che includono latte e uova, magri onnivori e obesi onnivori - spiega Andrea Lenzi, ordinario di endocrinologia e direttore della Sezione di fisiopatologia medica ed endocrinologia del Dipartimento di medicina sperimentale della Sapienza - si evidenziano pesi decisamente differenti. Non è solo l'introito calorico a determinare lo sviluppo dell'obesità e del sovrappeso, ma come si costruisce il menù, bilanciando i cibi contenenti grassi saturi o glucidi con le fibre. In linea con i dettami della dieta mediterranea, i piatti privi di fibre e verdure e ricchi di grassi saturi, in particolare le carni rosse, non solo fanno ingrassare, ma facilitano lo sviluppo di malattie correlate all'obesità". 

"Con lo stesso numero di calorie - precisa Lucio Gnessi, associato di medicina interna alla Sapienza, sempre della Sezione di fisiopatologia medica ed endocrinologia - il peso può essere molto diverso ed esiste una netta prevalenza di sovrappeso ed obesità tra gli onnivori che prediligono carni grasse e alcuni tipi di formaggi, mentre trascurano le verdure. Parallelamente, gli indicatori di malattie correlate a obesità e sovrappeso seguono il medesimo andamento in rapporto alla qualità piuttosto che alla quantità del cibo". 


Dopo questa scoperta i ricercatori italiani hanno deciso di coinvolgere ancora più persone nella sperimentazione per raccogliere ulteriori conferme. "Ora il numero dei casi coinvolti nello studio verrà aumentato ulteriormente - annuncia Carla Lubrano, ricercatrice del team - in modo tale da poter stabilire come impiegare il nuovo indice IQD su ampia scala e renderlo utile non solo a scopo di ricerca ma fruibile a tutti".

Sovrappeso e obesità rappresentano nel mondo il quinto principale rischio per la mortalità. Il numero di obesi nel mondo è quasi raddoppiato dal 1980 ad oggi. In Italia, il 33,1% della popolazione è in sovrappeso (41% degli uomini e 25,7% delle donne) e il 9,7% è obesa. La causa di questo problema emerge in modo chiaro solo in un ridotto numero di casi. Infatti l'obesità può dipendere da diversi fattori: la predisposizione familiare (sono almeno 40 i geni coinvolti), mentre hanno un  ruolo cruciale anche gli stili di vita.


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Fonte: Repubblica.it



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