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giovedì 3 gennaio 2013

Abbuffate natalizie e sindrome da jet-lag


Vi state chiedendo qual è il collegamento tra le due? Un recente studio, condotto dai ricercatori dell’Università della California, ha messo in evidenza come le abbuffate del periodo natalizio, che ci inducono a mangiare in maniera quasi continuativa per diverse ore, possono essere in parte paragonabili alla sindrome da Jet-lag che si può manifestare durante il cambio di fuso orario.


Si inizia con il cenone del 24 dicembre e si continua quasi ininterrottamente fino all’Epifania. Ma, durante questo periodo prolungato di abbuffate, cosa accade nel nostro organismo?
I pasti super abbondanti delle feste possono danneggiare il nostro “orologio alimentare", portando diverse complicazioni allo stato di salute.
Non è solo una questione di calorie, come abbiamo già visto in passato, o di cibi non necessariamente “salutari” come panettoni, torroni e dolci vari. Il problema sono principalmente gli orari in cui si mangia, o in cui si continua a mangiare per diverse ore, che possono portare letteralmente a “sballare” i nostri ritmi circadiani.


Ogni organismo vivente è dotato di un
oscillatore circadiano”, ossia un meccanismo che ha il compito di coordinare tutte le funzioni del corpo e che coinvolge sia proteine che geni, al fine di controllare tutti i ritmi corporei a livello fisiologico, biochimico e comportamentale. 

L’orologio principale, secondo la scienza, è situato nell’ipotalamo, che controlla anche i vari orologi situati nei vari organi e che si occupano della zona correlata.
Questi orologi hanno l’importante compito di controllare i geni deputati all’assorbimento di sostanze nutritive e la distribuzione dell’afflusso sanguigno proveniente dal sistema digerente. Quest'ultimo, coordina le nostre abitudini alimentari in maniera tale da farci avvertire il senso di fame quando è il momento di mangiare: se, per esempio, siamo abituati a pranzare alle 13.30, verso le 13.00 cominceremo a  sentirci un po’ impazienti.
 

Per tale motivo, i ricercatori dell’Università della California a San Francisco (UCSF) hanno condotto uno studio accurato su ciò che accade durante i periodi di festa, quando cambiano sia gli orari che la quantità di cibo ingerito, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Proceedingsof National Academy of Sciences (PNAS).

Durante la ricerca, sono riusciti ad identificare una proteina chiamata PKCy che sarebbe in grado di modificare l’orologio interno quando si verificano dei cambiamenti nel nostro modo di mangiare.
Lo studio, condotto su modello animale, è stato in grado di mostrare come i topi dotati della proteina PKCy, che mangiavano regolarmente, avvertivano la sensazione di fame e di “inquietudine” poco prima del pasto mentre i topi che non erano dotati della proteina PKCy non mostravano di avere fame all’ora di pranzo ed il loro organismo non sembrava “rispondere” correttamente ai cambiamenti al proprio stile di vita.



Secondo i ricercatori, questo potrebbe anche spiegare il motivo per cui le persone che lavorano su turni, anche notturni, tendono ad ingrassare più di coloro che lavorano in modo regolare secondo orari prestabiliti durante le ore diurne.


«Comprendendo il meccanismo molecolare di come mangiando al momento “sbagliato” del giorno  vengono desincronizzati gli orologi del nostro corpo, si può favorire lo sviluppo di migliori trattamenti per i disturbi associati alla “Night Eating Syndrome”, i turni di lavoro e il jet-lag», spiega il dott. Louis Ptacek, professore di Neurologia presso UCSF e l’Howard Hughes Medical Institute.



Tutto ciò significa che quando si modificano i ritmi alimentari, come conseguenza verrà influenzato anche il metabolismo.

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A.P. 

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