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mercoledì 21 novembre 2012

Ortoressia nervosa: quando mangiare bio diventa un'ossessione



Mangiare cibi genuini e naturali è un'ottima abitudine alimentare ma, se il mangiare bio diventasse un'ossessione?
Ultimamente sul panorama delle alterazioni del comportamento alimentare è comparso un nuovo disturbo dietetico che porta i soggetti coinvolti alla ricerca ossessiva di cibi genuini e naturali, poichè ritengono che sia necessario mangiare soltanto bio.

Esistono nel panorama clinico delle forme subcliniche dei DCA (Disturbi Alimentari Non Altrimenti Specificati, NAS) caratterizzati da pensieri e comportamenti per certi versi sovrapponibili o identici alle forme classiche di Anoressia o Bulimia, ma non rispondono a tutti i criteri diagnostici.



Manca spesso la consapevolezza del disturbo perché non rientrano nelle forme classiche conosciute e  chi ne soffre non riesce a dare un nome riconosciuto alla propria problematica.
La nuova malattia, caratterizzatta dall'ossessione per gli alimenti bio, a cui è stato dato il nome di ortoressia nervosa, si è sviluppata inizialmente in America in seguito alla diffusione del cibo transgenico, ma poi si è diffusa anche in Europa trainata dalla psicosi da mucca pazza.
 

La sua comparsa è dunque recentissima ed interessa in particolar modo le fasce più abbienti della popolazione.
La parola utilizzata per denominarla è ortoressia nervosa (dal greco “orthos” che significa giusto, corretto; e “orexis”, che significa appetito).
E’ ormai certezza condivisa che  mangiare sano fa bene ma quando la ricerca di cibi puri, organici e totalmente genuini diventa un’ossessione, non si tratta più di una questione connessa all’igiene e alla salute, ma di una vera e propria patologia.
La corsa al naturale comincia ad avere un impatto negativo nella vita di tutti i giorni e  si preferisce rinunciare all’alimentazione piuttosto che consumare “cibi impuri o contaminati”. 


Quasi sempre l’ortoressico inizia aderendo a un filosofia alimentare e progressivamente diventa talmente fanatico di quel regime da cominciare a sviluppare personali regole alimentari sempre più specifiche, impiegando un tempo sempre più lungo nella pianificazione dei pasti .Tende a portare con sè un “kit di sopravvivenza” con i propri cibi, perchè non può mangiare piatti preparati da altri per timore di ingerire alimenti contaminati.
Appare pertanto abbastanza comprensibile il dilagante diffondersi di un rapporto sempre più nevrotico con ciò che si mangia e quanto tutto ciò abbia un pericoloso impatto sulla salute.


Di seguito sarà possibile effettuare un semplice test per conoscere le qualità della  ricerca del  proprio benessere alimentare.
Lo strumento  è composto da 15 item a scelta multipla a cui bisogna rispondere con sempre, spesso, mai, a volte.
“Sempre” equivale a punteggio 4
“Spesso” equivale a punteggio 3
“Mai” equivale a punteggio 2
“A volte” equivale a punteggio 1


1. Quando mangi presti attenzione alle calorie del cibo?
2. Quando vai al supermercato ti senti confuso?
3. Negli ultimi tre mesi il cibo ti ha preoccupato?
4. Le scelte del cibo sono condizionate dalla tua paura circa lo stato di salute?
5. Quando scegli il cibo, il gusto è più importante della qualità?
6. Sei disposto a spendere di più per avere un cibo salutare?
7. Il pensiero del cibo ti preoccupa per più di 3 ore al giorno?
8. Ti neghi qualche trasgressione alimentare?
9. Gli stati affettivi incidono sul tuo comportamento alimentare?
10. Mangiare solo cibo salutare accresce la tua autostima?
11. Mangiare solo cibo salutare cambia il tuo stile di vita (ad esempio riduce la frequenza delle cene al ristorante con amici)?
12. Pensi che mangiare cibo salutare migliori il tuo aspetto?
13. Ti senti colpevole quando trasgredisci?
14. Pensi che in un supermercato ci sono anche cibi non salutari?
15. Sei solo quando mangi?

 

Un punteggio complessivo di 40 o più segnala ortoressia. 
Il problema è tanto più grave quanto più il punteggio si approssima a 60.
Un punteggio inferiore a 40 ottenuto con una prevalenza di “mai” indica la possibile presenza del problema opposto, ossia una disattenzione eccessiva e potenzialmente pericolosa per la propria alimentazione.


Dott.ssa Raffaella Orlando


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