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mercoledì 14 novembre 2012

Le cause psicologiche dell'obesità


L’obesità è determinata da una sostanziale alterazione del bilancio energetico ed un accumulo eccessivo di tessuto adiposo nell'organismo.

Ritmi di vita stressanti, pasti non equilibrati e vita sedentaria concorrono all' aumento di peso che nel tempo possono condurre ad una situazione di serio rischio per la salute.

Procedendo ad un’analisi della problematica attraverso un’ottica psicologica, definiamo l’obesità come conseguenza di un disturbo dell’alimentazione, che induce chi ne è affetto ad ingerire cibi in quantità eccessiva rispetto all’effettivo bisogno energetico.


Ma quali sono le reali cause che spingono il soggetto all’adozione di modalità di alimentazione
disfunzionali?

La fame dovrebbe essere regolata da meccanismi fisiologici che ne bloccano lo stimolo quando l’organismo si è alimentato a sufficienza.
In alcuni casi, tali processi vengono alterati e si perde il contatto con il proprio corpo e le sensazioni ad esso connesse.


E’ possibile individuare tre principali tipologie di soggetti obesi:
1- gli iperfagici prandiali
2- i grignotteurs
3- i binge eaters
 

1) L'iperfagia prandiale è caratterizzata dall'assunzione di grandi quantità di cibo, prevalentemente durante i pasti. 
Il soggetto interessato è mosso dal piacere autentico per il cibo, dal controllo sulle quantità assunte, all'aspetto prevalentemente conviviale legato ai pasti e dall'assenza di malessere psicologico legato all'assunzione degli alimenti stessi.

L'iperfagia prandiale è spesso il risultato di consolidate abitudini familiari, ed è non di rado associata a stereotipi culturali. Gli eccessi alimentari durante i pasti possono determinare l'insorgenza di una obesità marcata qualora tale comportamento sia frequente, ma il peso può rimanere entro i limiti del sovrappeso (BMI<30) se esso risulta episodico.


2) Per grignottage si intende il “mangiucchiare” piccole quantità di cibo, soprattutto dolci e grassi, quindi alimenti altamente calorici, durante gran parte della giornata. Il grignotteur, così come l'iperfagico prandiale, mangia lentamente e apprezza quello che sta mangiando, a differenza del primo però, spesso mangia in risposta a noia, ansia o malesseri fisici vari.
 
3) Il binge eating disorder (o disturbo da alimentazione incontrollata) è invece una sindrome molto più grave e complessa dal punto di vista psicologico. Il comportamento alimentare di questi soggetti è caratterizzato da abbuffate episodiche (del tutto simili a quelle dei pazienti affetti da bulimia nervosa) accompagnate da perdita di controllo e seguite da deflessioni dell'umore. Per abbuffata si intende un episodio alimentare caratterizzato dall'introduzione di una grande quantità di cibo (assai superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe in un periodo di tempo e in circostanze simili) accompagnata dalla sensazione di perdita del controllo.


Queste sono tre tipologie di rischio, che rappresentano l’inizio dell’obesità.

La personalità dei soggetti obesi è tipicamente carente dal punto di vista dell’autostima e dello
sviluppo di un’identità chiara e definita.

L’obesità affonda le proprie radici nell’infanzia dell’individuo, e in particolare nelle esperienze di nutrizione dei primi anni di vita. Quando la risposta che la madre fornisce a fronte di qualunque malessere del bambino è il cibo, questi crescerà senza essere in grado di distinguere i differenti disagi che prova e imparando a dare a tutto un’unica risposta: l’alimentazione.


L’obeso vive un’importante difficoltà nel riconoscere i bisogni del proprio corpo, affrontando in
maniera caotica e confusa qualunque stato di malessere lo colpisca.

Aiutare il paziente obeso a prendere contatto con le sue emozioni e ad imparare a distinguerle è un obiettivo importante al pari del suo dimagrimento.

Insegnargli a gestire lo stress, la noia e l’ansia in una maniera efficace e costruttiva, alternativa alla sua condotta alimentarie problematica, è il secondo obiettivo fondamentale poiché permette di interrompere il circolo vizioso “malessere-cibo-malessere” che caratterizza l’esistenza di tali soggetti.


E’ infine altrettanto importante prestare attenzione agli aspetti deficitari dell’immagine di sé, per permettergli di costruire un nuovo senso di autoefficacia, che alimenti aspettative positive per il suo futuro.

Risulta fondamentale intervenire attraverso un adeguato approfondimento psicologico che orienti - qualora necessario - l'intervento terapeutico di supporto alla cura dietologica.
 
Dr.ssa Raffaella Orlando (psicologa)

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